Oggi voglio raccontarvi una storia che riguarda una delle più importanti compagnie farmaceutiche statunitensi del 1900. Si tratta di una storia che mi fu raccontata per la prima volta dal mio professore di Analisi Matematica, quando ero ancora uno studente di Ingegneria.
Sebbene questa compagnia producesse farmaci con un elevatissimo livello di qualità, aveva un rapporto tra profitti e fatturato estremamente basso, troppo basso per sopravvivere e all’inizio degli anni ‘60 aveva rischiato seriamente di fallire. A salvarla fu il direttore marketing di allora che, con una idea veramente geniale, suggerì di utilizzare tubetti per il dentifricio che produceva, con un beccuccio molto più grosso.
Per i giovani, sicuramente, questo non significherà molto, ma forse i più vecchi si ricorderanno che in quegli anni i tubetti di dentifricio, ma anche quelli della schiuma da barba, avevano dei beccucci molto stretti, per intenderci, simili a quelli della colla in tubetto che ancora oggi si trovano in vendita (fra l’altro allora i tubetti erano ancora fatti di alluminio e quindi biodegradabile e non come quelli di adesso fatti di plastica ed altamente inquinanti).
L’idea fu davvero geniale, perché grazie a questo stratagemma, gli ignari consumatori venivano indotti ad utilizzare una quantità di prodotto molto maggiore di quella che effettivamente serviva per effettuare la pulizia dei denti, per cui le vendite di dentifricio schizzarono alle stelle e la compagnia si salvo. Per inciso, seppur dopo numerose vicissitudini questa compagnia si è fusa con un’altra ed esiste ancora. Quello che non è cambiato ai giorni nostri è il beccuccio, ormai di tutti i dentifrici in commercio che è largo all’inverosimile.
Ho raccontato questa storia per mettere in risalto come oggi, effettivamente viviamo in una società dei consumi che si è evoluta in una società degli sprechi dove le compagnie produttrici non esitano ad invogliare lo sperpero di ciò che producono pur di ottenere profitti più alti. Inoltre oggi, i tubetti di dentifricio, schiuma da barba, creme e cosmetici di ogni tipo, essendo di plastica rendono più difficoltoso il completo svuotamento degli stessi rispetto a quelli di alluminio che si riuscivano ad accartocciare più facilmente, per cui, volenti o nolenti, quando buttiamo via il tubetto, esso contiene ancora una quantità di prodotto non trascurabile.
Ed il discorso non vale solo per i tubetti, ma anche per tutta una serie di contenitori per bagno schiuma, shampoo, detersivi con delle forme tali da non consentirne un facile totale svuotamento, confezioni spray che lasciano parte del prodotto all’interno e chi più ne ha più ne metta.
Qualcuno sicuramente starà pensando che questo è un discorso pidocchioso e che tutto sommato possiamo permetterci di buttare via un po’ di dentifricio, ma non è questo il punto. Il punto è che purtroppo oggi siamo costretti a comprare, nostro malgrado quantità di prodotti che non ci servono. Quello che oggi viene chiamato “marketing” non indaga più il mercato per comprendere di che cosa abbiamo bisogno, ma si inventa strategie per farci comprare prodotti di cui non abbiamo bisogno.
Voi fate come vi pare!

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