mercoledì 29 luglio 2026

Ulisse

 


Affranto da squallide, vili battaglie,

stremato si arena al dolce riposo.

Nei flutti disperse sudate medaglie,

dal sale e dal vento il respiro corroso.

Calypso, hai raccolto confuso e morente

per sbagli consueti un naufrago perso

offrendo attenzioni, carezze abilmente

ed ogni rammarico nell’oblio sommerso,

ma non ha ragione un’unione imperfetta.

A casa stupenda Penelope aspetta.


La scultura è di Andrea Salvatori


sabato 25 luglio 2026

Aforisma atteso

 

Solo se si fanno aspettare quando sono in anticipo, sono persone veramente importanti.

giovedì 16 luglio 2026

Non importa

 


Non importa se c’è il sole,

se piove,

se fa freddo,

se fa caldo,

Se fa buio,

se la foglia secca resta attaccata al ramo,

se il miele cola fuori dal barattolo,

se il pavone fa la sua ruota,

se la polvere si posa,

se la cera si scioglie,

se non ricordo più,

se il tempo passa,

se non capisco.

Non importa.


martedì 7 luglio 2026

Letteratura al chilo

 


So benissimo di essere un tipo strano. Stiamo attraversando un periodo storico afflitto da guerre , genocidi e cambiamenti climatici ed i “social media” pullulano di post (il più delle volte ripetuti, perché basta un click per ripostare qualcosa che qualcuno, a volte non identificato, ha già scritto e sentirsi cosi in pace con la coscienza) che si scagliano contro queste calamità, ma io, sono molto più preoccupato per quello che sta succedendo all’arte ed in particolare alla letteratura, diventata anch’essa, ormai da qualche decennio, preda indifesa del consumismo imperante. Forse i più giovani non avranno fatto caso alla tendenza, più o meno dalla fine degli anni ‘70 del secolo scorso, alla pubblicazione di libri di narrativa di lunghezza sempre crescente. Fino ad allora infatti, se si escludono alcuni sporadici casi come come “Delitto e castigo”, “Alla ricerca del tempo perduto”, “Guerra e pace” o altri pochi, simili, La lunghezza di un romanzo era intorno alle duecento pagine e spesso anche meno. Sto parlando di romanzi scritti da autori assolutamente geniali e che rimarranno nella storia. Giusto per citarne qualcuno, Dostoevskij, Calvino, Pirandello, Pavese, Buzzati, ma la lista sarebbe ovviamente molto più lunga. Gli autori di oggi, purtroppo meno illustri di quelli menzionati prima, pubblicano libi di non meno di quattrocento pagine ed anche qui potrei fare un elenco, ma preferisco astenermi.

Perché avviene questo?
Io mi sono fatto un’idea personale:

Secondo me oggi, più che in altre epoche, la letteratura è diventata un oggetto di consumo, alla stregua di una confezione di latte o della mia schiuma da barba ed i libri vengono venduti un tanto al chilo. Gli editori, che secondo le statistiche rese pubbliche da AIE, ISTAT e testate specializzate di settore, ricavano un utile intorno al 10% del prezzo di copertina, fortemente determinato dal numero di pagine del libro, hanno tutto l’interesse a spingere gli autori a produrre opere di notevole lunghezza. Mi spiego meglio: La casa editrice guadagna di più pubblicando un romanzo di cinquecento pagine piuttosto che pubblicandone uno di cento.

Il problema è che non tutti gli scrittori sono Tolstòj o Proust e quindi non sono capaci di riempire di significato tutte quelle pagine, trasformando così, molto spesso, la loro opera in un esercizio manieristico, che se fatto bene può procurare piacere al lettore nel momento in cui vene letto, ma che alla fine non lascia niente di duraturo.

È arte questa ?

Non ne sono sicuro

A onor del vero, devo dire che esistono delle case editrici che non nomino per non fare torto a nessuno, che pubblicano libri chiamiamoli più brevi, badando maggiormente ai contenuti, ma ormai il danno è fatto : la maggioranza dei lettori (e sono pochi) ha metabolizzato il fatto che più un libro è grosso, tanto è migliore.