Visualizzazione post con etichetta artigiano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta artigiano. Mostra tutti i post

sabato 4 dicembre 2021

Niente e nessuno è insostituibile

 




Si dice che i proverbi rappresentino la saggezza popolare che spesso ci guida nelle nostre misere vicende di tutti giorni, così, un vecchio adagio recita: “Niente e nessuno è insostituibile”, per ricordarci che non dobbiamo preoccuparci quando qualcuno viene a mancare, perché tanto la nostra vita continuerà lo stesso a scorrere come prima ed in qualche modo le mancanze verranno sopperite da qualcun altro.

Io penso che questo sia molto vero per l’operaio, che quando ha una macchina che si guasta individua il pezzo rotto e lo sostituisce con uno esattamente identico. La macchina tornerà a funzionare esattamente come prima e nessuno si accorgerà di nulla.

Già per un artigiano lo stesso principio non vale più in modo così certo. Egli sa bene che se un oggetto fatto a mano si rompe, può fare di tutto per sostituire le parti andate perdute, ma alla fine l’oggetto risulterà diverso da come era prima. Può anche risultare migliore sotto certi aspetti, ma di sicuro non sarà più quello di prima.

A maggior ragione, quando chi viene a mancare non è un oggetto ma una persona, per quanto si voglia, e si cerchi di far proseguire la propria vita senza differenze, nulla potrà ritornare come prima.

Nelle maglie della nostra esistenza, la persona che improvvisamente sparisce lascia un buco che in qualche modo bisogna riparare per evitare che a partire da quel buco, la smagliatura si propaghi rischiando di disfare tutta la rete. Si cercherà allora di ricucire i lembi sfaldati, oppure si proverà a mettere una toppa, ma in entrambi i casi sarà evidente a tutti che in quel punto c’è qualcosa che non va e la rete comincerà a tirare da tutte le parti estendendo quelle tensioni a tutti gli angoli di quella tela danneggiata.

Ci si dovrà abituare a fare tutte le cose che si facevano prima, ma in un modo diverso ed alla fine ci si accorge che quelle cose che si fanno non sono più le stesse cose. Sono altre.

Piano piano ci si rende conto di non essere le stesse persone che eravamo prima, perché non esiste la nostra vita, nè il nostro essere distinto dalle persone a cui siamo o eravamo legati.

E poi ci si accorge che non ci si abitua. 

Mai!


Dipinto di Vincent Van Gogh

domenica 21 settembre 2014

Creatività



Forse l’evoluzione del linguaggio deriva anche dall’uso improprio dello stesso. Mi riferisco a tutte quelle volte in cui un vocabolo o dei costrutti vengono usati per descrivere situazioni, oggetti, comportamenti e, purtroppo, anche concetti distanti dal significato proprio del vocabolo che si è usato, se non totalmente opposti.
Recentemente si dà moltissimo risalto ed importanza a quella che viene definita “creatività”, ma a mio parere se ne sta snaturando il significato.
Addirittura oggi si pretende di insegnare la creatività , stabilendo dei canoni e delle regole che alla fine non fanno altro che industrializzare questa cosiddetta creatività, portando alla produzione di artefatti che si somigliano tutti e che hanno pochi o nessuno segni distintivi.
È un po’ la differenza che c’è tra l’artista e l’artigiano. Quest’ultimo infatti è in grado di fabbricare oggetti di pregio estetico, ma ben lungi dal suscitare emozioni come l’artista vero sa fare.
Tornando alle scuole di creatività insomma ,  esse insegnano delle regole di industrializzazione dalle quali solo il vero artista è capace di staccarsi e creare opere in grado scatenare emozioni degne di questo nome.
Io sono una persona fortunata, perché conosco qualcuno di questi veri creativi.
Penso questo sia il motivo per cui oggi c’è una crisi generale dell’arte. Pittura, scultura, musica, letteratura, teatro, cinema, pullulano di individui che mettendo pedissequamente in pratica gli insegnamenti appresi  (e supportati dalle spalle larghe di qualche finanziatore poco interessato all’arte ma piuttosto ai proventi che possono derivare dalla diffusione di massa di un prodotto industriale) soffocano gli artisti veri che non dispongono degli stessi mezzi.
Per farla breve, per me insegnare la creatività è una contraddizione in termini e dovrebbe essere chiamata in un altro modo (in alternativa potremmo chiamare i veri creativi con un altro nome).