Mi è capitato di vedere alla televisione un servizio su una nota comunità di recupero per giovani con problemi di tossico dipendenza.
Un servizio bellissimo che mostrava, senza retorica, come come questi giovani vengono educati a proporsi con attività positive ed avviati verso la riscoperta di mestieri antichi, legati all’artigianato, che purtroppo vanno via via scomparendo.
È un bene che esistano queste iniziative, che in questo caso, svolgono due importanti funzioni:
La reintroduzione nella società di soggetti che per scelta o condizioni sociali se ne sono allontanati, fino a rischiare l’emarginazione;
La rivalorizzazione di certe attività artigianali che stanno sempre più uscendo di scena dal moderno tessuto economico.
Uno dei responsabili intervistati ha tenuto con orgoglio a specificare che la struttura si regge in piedi senza l’aiuto economico di alcuno.
Allora io mi chiedo: è mai possibile, con tutti I giovani disoccupati che abbiamo oggi in Italia che non si riesca ad organizzare niente di simile anche per quelli, trà questi, che non hanno problemi di tossico dipendenza ?
Possibile che nessun imprenditore abbia voglia di imbarcarsi in questa avventura, anche se mi rendo conto che I profitti non sarebbero molto alti ?
Probabilmente il problema è tutto li. Il profitto prima di tutto.
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domenica 24 novembre 2013
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lunedì 2 settembre 2013
Prezzo o Valore ?
A Volte mi chiedo se sia “giusto” e soprattutto sostenibile il modello economico in vigore e comunemente accettato nelle società occidentali.
Il valore di un oggetto, o di un servizio, dovrebbe essere determinato dal costo, ovvero dalle spese sostenute per costruire quell’oggetto, o mettere in piedi quel servizio, inclusa la retribuzione del lavoro delle persone che hanno contribuito a costruire l’oggetto o creare il servizio.
Nella realtà dei fatti ciò non avviene, e così il prezzo viene determinato dalla legge della domanda e dell’offerta e viene commisurato al vantaggio che l’acquirente trae da quell’oggetto o da quel servizio.
Faccio un esempio:
Il Telepass è un servizio che di fatto consente alla società che lo eroga di ridurre il personale ai caselli e quindi ne riduce i costi. è vero, l'azienda avrà dovuto sostenere dei costi di sviluppo ed installazione di apparecchiature, ma si tratta in ogni caso di costi fissi "una tantum" che vengono presto o tardi ammortizzati. Pertanto la logica porterebbe a pensare che l’utente di tale servizio dovrebbe pagare pedaggi ridotti.
Invece no. Non solo l’importo del pedaggio è uguale, ma l’uso stesso di tale servizio è soggetto al pagamento di un canone aggiuntivo, facendo leva sul vantaggio introdotto per gli utilizzatori (tempo guadagnato ai caselli).
Questo ovviamente è solo un esempio, ma se ci fate caso, nella nostra società tutti i prezzi vengono determinati in questo modo.
Non sono convinto che questo modello sia eticamente corretto, perché porta alla sperequazione del valore del lavoro.
Se volete rifletteteci un attimo sopra.
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