Come sempre, quando si parla di certi argomenti si corre il rischio di essere fraintesi e già mi aspetto che qualcuno monti su tutte le furie rivendicando l’apertura a chissà quali nuovi orizzonti o assurga a promotore del made in Italy, in realtà io penso che i nomi e le parole in generale abbiano la loro importanza e che debbano essere usati in modo appropriato. Mi sto riferendo al “Giro d’Italia”, la più prestigiosa corsa ciclistica a tappe italiana che, a mio parere, per troppi anni è partita da una località all’estero. Mi chiedo che senso abbia. A questo punto, perché non fare partire il Giro di Lombardia da Caltanissetta? O perché non organizzare un’edizione della Milano-Sanremo che passi da Udine? Intendiamoci, io non ho niente contro gli eventi sportivi che coinvolgano più paesi, ma semplicemente diamo loro un nome coerente. Io credo che dovremmo tornare ad usare le parole con il significato che hanno, dando fine ad una tendenza che purtroppo si verifica anche al di fuori dello sport e che giorno dopo giorno ci sta facendo dimenticare il senso di quello che facciamo.
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