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sabato 9 maggio 2026

Chiamiamo le cose con il loro nome

 

Come sempre, quando si parla di certi argomenti si corre il rischio di essere fraintesi e già mi aspetto che qualcuno monti su tutte le furie rivendicando l’apertura a chissà quali nuovi orizzonti o assurga a promotore del made in Italy, in realtà io penso che i nomi e le parole in generale abbiano la loro importanza e che debbano essere usati in modo appropriato. Mi sto riferendo al “Giro d’Italia”, la più prestigiosa corsa ciclistica a tappe italiana che, a mio parere, per troppi anni è partita da una località all’estero. Mi chiedo che senso abbia. A questo punto, perché non fare partire il Giro di Lombardia da Caltanissetta? O perché non organizzare un’edizione della Milano-Sanremo che passi da Udine? Intendiamoci, io non ho niente contro gli eventi sportivi che coinvolgano più paesi, ma semplicemente diamo loro un nome coerente. Io credo che dovremmo tornare ad usare le parole con il significato che hanno, dando fine ad una tendenza che purtroppo si verifica anche al di fuori dello sport e che giorno dopo giorno ci sta facendo dimenticare il senso di quello che facciamo.



domenica 9 febbraio 2025

Sono seriamente preoccupato

 


Sono seriamente preoccupato per come si stanno mettendo le cose in Italia. I fatti stanno prendendo una brutta piega ed ogni giorno che passa mi sembra che la situazione peggiori sempre di più.

Ormai certi comportamenti sembrano essere diventati di tendenza e vengono passivamente, anzi direi quasi con un senso di compiacimento, accettati dalla maggior parte di noi godendo di questo volersi uniformare alla massa, senza veramente chiedersi se corrisponde ai nostri gusti o desideri.

Lo so, è vero che esistono ancora delle sacche oserei dire "elitarie" in cui questo, per fortuna ancora non avviene, ma se osserviamo quello che succede a basso e medio livello, non c'è da stare molto allegri.

La realtà è che se oggi andiamo in un ristorante, una pizzeria, un pub, un fast-food, è praticamente difficilissimo riuscire ad ordinare un piatto che non sia contaminato dalla famigerata rucola. Qualcuno obietterà che io sono di parte e parlo così solo perché la rucola non mi piace, però , signori miei, è mai possibile che adesso la si debba trovare come ingrediente in pressoché la maggioranza delle pietanze che vengono servite?

Quando ero giovane io, la rucola era soltanto una delle tante erbe  ( che fra l'altro, ai tempi, era pure selvatica ) che poteva essere usata come alimento povero.

Oggi praticamente non esiste insalata che non la contenga, così come è diventata usanza comune metterne un po' in quasi tutte le pizze, le piadine o i panini. Viene ormai servita come contorno in moltissimi secondi. 

Per me è inaccettabile che tutte le volte che ordino una pietanza io debba richiedere che non venga messa la rucola, quasi fossi io quello "strano".

Non se ne può più!

sabato 18 aprile 2020

Corona virus in Italia al 18-4-2020


I numeri non mentono, perché non potrebbero fare diversamente. Sono l’unica cosa oggettiva sulla quale possiamo contare (è il caso di dirlo). Del resto lo diceva anche Pitagora.  Per lui l’Universo è armonia, alla base della quale è l’idea di commisurabilità, e dunque è il numero, che per i Pitagorici rappresenta l’Arché, visto come entità aritmetico-religiosa.
Bei tempi quelli !  Quando filosofi e matematici erano la stessa cosa, perché studiavano la stessa materia.  Poi, purtroppo, sia i filosofi che i matematici hanno preso la tangente  (haha !) ed hanno perso di vista entrambi il senso pratico delle cose, ma non è di questo che vorrei parlare oggi.
Ciò mente mente, invece, sono le interpretazioni nella lettura dei numeri, il più delle volte non perché la menzogna sia intenzionale, ma perché in quanto interpretazioni, sono soggette alla fallibilità della mente umana.
A distanza di alcune di settimane desidero mostrarvi i grafici aggiornati relativi ad i dati sull’epidemia di COVID-19 pubblicati sulla pagina dedicata del sito del ministero della salute.
Si nota subito dai grafici come Il numero dei contagi sia in calo, come pure sia in calo il numero totale dei ricoverati e dei pazienti posti in terapia intensiva, sia in percentuale che in valore assoluto, mentre la curva dei soggetti attualmente positivi si stia finalmente appiattendo. Tutto questo può essere considerato in maniera positiva. Il solo dato che stride è il numero di decessi, che in valore assoluto continua a restare elevato e che addirittura in percentuale continua a crescere, seppure lentamente.
Purtroppo mancano i dati se questi decessi si verifichino a casa o presso le strutture ospedaliere, ma una possibile interpretazione (personale ovviamente) che mi viene da pensare è la seguente:

ricoveri in calo + aumento dei decessi = non tutti i casi che lo richiederebbero vengono ospedalizzati.

Dico questo perché se i pazienti di una certa gravità (potenziali decessi) aumentano, mi aspetterei anche un aumento dei ricoveri







domenica 29 marzo 2020

Corona virus in Italia al 28-3-2020


A distanza di sette giorni voglio aggiornare il mio precedente articolo sull’argomento rivedendone le conclusioni alla luce dei nuovi dati acquisiti nel frattempo.
Ricordo comunque che l’analisi è fatta su scala nazionale, per cui sicuramente non rispecchia quanto avviene in ogni singola regione.
Il primo decreto per contrastare il coronavirus è stato emanato la sera del 7 marzo.
Dal giorno 9, ogni pomeriggio consulto i dati pubblicati sulla pagina dedicata del sito del ministero della salute.
Lo faccio, non tanto per capire quali siano gli effetti del decreto (che nel frattempo è stato anche adattato), che comunque , a mio avviso già cominciano a notarsi, quanto per vedere come il virus si sta diffondendo in Italia.
Sulla base dei suddetti dati, ho elaborato i grafici che qui allego.
Dal grafico 1 si può  vedere come il numero di nuovi contagi abbia un andamento altalenante ed il numero di totale di soggetti ricoverati in terapia intensiva continui a crescere anche se la velocità con cui cresce sta subendo una flessione. Dalla linea di tendenza con interpolazione polinomiale del numero di nuovi contagi si vede come probabilmente dovremmo essere nella fase in cui le cose cominciano a migliorare, quindi possiamo dire che non c’è stata la temuta crescita esponenziale, caratteristica delle epidemie. Anche dai grafici 4 e 5 che considerano, rispettivamente il numero totale di infettati, il numero totale di attualmente positivi, il numero di ricoverati con sintomi e il numero di guariti, il numero totale di deceduti, si può vedere che per quanto la pendenza cresca più rapidamente, non lo fa con andamento esponenziale (a dire il vero nel caso di ricoverati con sintomi l’andamento è pressoché rettilineo).
Questo a mio avviso è interpretabile col fatto che forse si tratta di un virus non particolarmente trasmissibile, oppure con il fatto che le condizioni igieniche in generale, sono migliorate negli ultimi decenni o forse più semplicemente perché esiste un numero (sconosciuto quindi niente possiamo dire) di infettati asintomatici, ma nel caso questo numero fosse alto, significherebbe che il virus è molto meno pericoloso di quanto non si creda. Non sono un epidemiologo, per cui lascio queste conclusioni a persone esperte in materia.
Dal grafico 3 si vede come il numero dei ricoverati in percentuale rispetto al numero di soggetti positivi sia in calo. E questo è interpretabile col fatto che in generale il trattamento del malato non richiede cure ospedaliere. In effetti è interpretabile anche col fatto che si tende probabilmente a ricoverare i contagiati solo in caso di effettiva necessità.
Anche questa settimana  di più difficile lettura è il grafico 2, in cui sono mostrati in percentuale: il numero di pazienti ricoverati in terapia intensiva, il numero di guarigioni, il numero di decessi.
Quello che colpisce è che nonostante la percentuale di pazienti ricoverati in terapia intensiva diminuisca, il numero di decessi aumenti.
Questo conferma la mia interpretazione personale che si stia manifestando una condizione di carenza di risorse, in termini di strutture e, soprattutto, in termini di personale specializzato, medico e paramedico.

Conclusioni:

1)      Si cominciano a vedere i primi effetti dei decreti. Col passare dei giorni tali effetti dovrebbero diventare sempre più evidenti;
2)      La curva dei contagi  (su scala nazionale ) sembra finalmente ave preso la tendenza alla crescita in diminuzione;
3)      Sarebbe necessario reperire personale ed attrezzature, magari distribuendo meglio le risorse spostandole dalle aree in cui risultano più abbondanti o meno scarse, a quelle in cui si verifica la maggiore necessità.







domenica 22 marzo 2020

Coronavirus in Italia


Il primo decreto per contrastare il coronavirus è stato emanato la sera del 7 marzo.
Dal giorno 9, ogni pomeriggio consulto i dati pubblicati sulla pagina dedicata del sito del ministero della salute.
Lo faccio, non tanto per capire quali siano gli effetti del decreto (che nel frattempo è stato anche adattato), poiché affinché questi si vedano, a mio avviso, occorreranno ancora almeno altri sette  giorni, quanto per vedere come il virus si sta diffondendo in Italia.
Sulla base dei suddetti dati, ho elaborato i grafici che qui allego.
Dal grafico 1 si può  vedere come il numero totale di soggetti positivi al virus, il numero di nuovi contagi ed il numero di contagiati ricoverati in terapia intensiva sia in crescita costante, ma pressoché lineare, quindi nessuno presenta la temuta crescita esponenziale, caratteristica delle epidemie. Anche dal grafico 4 che considera il numero totale di contagiati, si può vedere che per quanto la pendenza cresca più rapidamente, non lo fa con andamento esponenziale.
Questo a mio avviso è interpretabile col fatto che forse si tratta di un virus non particolarmente trasmissibile, oppure con il fatto che le condizioni igieniche in generale, sono migliorate negli ultimi decenni. Non sono un epidemiologo, per cui lascio queste conclusioni a persone esperte in materia.
Dal grafico 4 si vede come il numero dei ricoverati in percentuale rispetto al numero di soggetti positivi sia in calo. E questo è interpretabile col fatto che in generale il trattamento del malato non richiede cure ospedaliere. In effetti è interpretabile anche col fatto che si tende probabilmente a ricoverare i contagiati solo in caso di effettiva necessità.
Quello che a mio avviso è di più difficile lettura è il grafico 2, in cui sono mostrati in percentuale: il numero di pazienti ricoverati in terapia intensiva, il numero di guarigioni, il numero di decessi.
Quello che colpisce è che nonostante la percentuale di pazienti ricoverati in terapia intensiva diminuisca, il numero di decessi aumenti.
Che cosa può significare questo  ?
La mia interpretazione personale è si stia manifestando una condizione di carenza di risorse, in termini di strutture e, soprattutto, in termini di personale specializzato, medico e paramedico.
Non è forse il caso di investire in tali risorse ?