Come specchiato in acque
di superficie limpida
in te trovo le mie angosce
senza scorgere le tue,
senza attenzione ad esse.
Ma dirlo in questa notte
appare un sacrilegio
e indifferente rifiuto
l’unico sacro vero.
Come specchiato in acque
di superficie limpida
in te trovo le mie angosce
senza scorgere le tue,
senza attenzione ad esse.
Ma dirlo in questa notte
appare un sacrilegio
e indifferente rifiuto
l’unico sacro vero.
Vorrei regalare un calendario
a chi avrei voglia di voler bene,
con dentro tutto quanto contiene,
stagioni di sole,
di pioggia, di vento,
stagioni diverse da fronteggiare,
mesi lunghi, mesi brevi,
mesi carichi di attese,
giorni annegati di felicità,
come in un mare di cioccolato,
altri abbracciati da un triste gelo,
giorni lenti a chi non ne ha,
a chi dei giorni ha solo momenti.
Un calendario a chi lo apprezza,
a chi lo riempie con il suo tempo,
a chi domani lo dimenticherà.
Antri scuri custodi di fede,
dedali di erte mulattiere
uniscono fratelli d’altra specie
in amicizie come pane buono.
Su bianche pietre remote
scivola l’acqua a lavare
vergogne mai rinnegate
con una muta dignità antica.
È facile vederti in una cipolla.
Lisce, bianche rotondità
dietro vesti sottili celi,
irresistibile aroma emani
e di dolcezza la bocca riempi.
Umida se il coltello affondo,
senza pietà per il mio desiderio
gli occhi irritati di lacrime colmi.
Il dipinto è di Jane Fisher
Solo tra tanti soli,
straniero tra tanti stranieri
Guardo tutto passare.
Con un po’ di timore
mi soffermo a osservare,
indeciso se lasciare o prendere
qualcosa o solo un ricordo.
Pensiero costante d’avventura
guida il mio cammino,
spinge il mio viaggio.
In porti mai visitati
mercanzie nuove scelgo,
senza rimpianto
per ciò che ho lasciato.
La vita è fatta di avvenimenti. Cose che giorno per giorno ci succedono, alcune belle, alcune brutte ( con un eufemismo si potrebbero dire “meno belle”, ma non amo gli eufemismi). Sebbene tutti gli avvenimenti nei quali ci imbattiamo, irrimediabilmente influenzano il nostro modo di essere, certi più, certi meno, la maggior parte di essi tendono ad essere, a lungo andare, dimenticati. Pochissimi, invece, lasciano un segno talmente profondo nel nostro animo da indurci a dividere la nostra esistenza tra il prima ed il dopo questi fatti.
L’onda violenta frusta il logoro scoglio.
Con un ruggito sigilla ogni fessura.
Spruzzi disperdono schegge spaurite di sole,
un velo lucido ravviva smarriti colori.
Quando il furore finalmente è spento,
la schiuma bianca nasconde erosi fianchi
e la risacca porta lontano i miseri avanzi,
lasciando solo vuoto tra le pietre aguzze.
Una notte giovane non vuole invecchiare,
vuole lasciare spazio a pensieri senza senso,
come una luce accesa su un buio antico,
come un consapevole inganno a lungo atteso.
La splendida menzogna gioca la sua carta
e per un poco la brace scalderà la cenere,
il giorno dopo il sole ignaro nascerà ancora.
La stanca verità tornerà al suo lavoro.
Il dipinto è di Marc Chagall
Ogni giorno prendo quel che trovo,
lascio quel che ho preso,
dimentico quel che lascio.
Ogni giorno riparto senza orizzonte,
inganno la mia strada,
raggiungo il mio riposo.
Ogni giorno, ogni giorno…
ogni giorno uno specchio sa di zucchero e aceto.
Una canzone antica ti riporta a me.
Severo mi assale un ricordo sbiadito
come una scritta su un muro grigio
per anni lavato da piogge invernali.
Vorrei ancora leggere quelle parole,
ma troppe lettere sono già svanite.
Piano sembra perdersi ciò che rimane
e qualcosa di me insieme a te sparisce.
Travolgimi
con le tue acque o Lete.
Pulisci la mia straziante memoria.
Portati via per sempre il male subìto.
Guarisci le antiche scottanti cicatrici.
Trascina con te tutto il bene passato.
Duole forte il ricordo della felicità.
Dissolvi impietoso quanto più non c’è.
Lasciami innocente godere dell’attimo.
L'illustrazione è di Gustave Doré
Essere indipendenti, quanto più possibile, è sicuramente una cosa molto bella. Sapere di poter contare sulle proprie forze e capacità e sapere di essere in grado di affrontare la maggior parte dei problemi ed in generale la maggior parte delle evenienze che la vita ci presenta, ci da sicurezza e spesso è anche motivo di orgoglio.
Attenzione però! questo non significa che possiamo rinunciare a qualcuno su cui poter contare incondizionatamente, qualcuno che ci regala il suo tempo e le sue attenzioni senza volere nulla in cambio, anche se ad i fini pratici non ne abbiamo bisogno. Chi non ha delle persone così è molto povero.
Il dipinto è di Caravaggio
A volte ci capita di incontrare persone che sono per noi speciali, persone con le quali ci sentiamo particolarmente in sintonia. Succede allora che queste persone, piano piano, entrano nella nostra vita e così facendo diventano per noi importanti, ma lo diventano non perché siano speciali, ma perché a causa loro la nostra vita cambia, fino a diventare quello che è. Queste persone sono più che importanti, sono la nostra stessa vita e non potremo mai più liberarci di loro.
Questo, purtroppo, è anche quello che succede a molte coppie umane, hanno le ali, pronte a spiccare il volo, poi si sposano, si strappano le ali e non volano più. Succede allora che dopo un periodo più o meno breve, si tradiscono o si lasciano sognando di poter riacquistare la capacità di volare. Per fortuna non è per tutti così. Ci sono coppie che mantengono la voglia di volare e di farlo insieme e ci riescono come in una lunga luna di miele. In una unione, perché questa sia duratura, si deve resistere alla tentazione di strapparsi le ali e conservare l'abilità al volo.
L'essere umano dovrebbe aspirare a raggiungere la felicità ed invece concentra tutti i suoi sforzi per avere una vita agiata, illudendosi o forse sperando che le due cose coincidano.
La maggior parte di noi tende ad accumulare più soldi od in generale beni materiali di quanto effettivamente gli servano.
Perché?
Ha un senso questo?
Nella figura è riprodotta un'opera di Gustav Klimt
La tenda azzurra e blu ondeggia piano,
rassegnata combatte un alito bollente.
Perduto nel celeste stride un gabbiano,
la branda diventa un rifugio cocente.
Il pensiero fatica e corre via lontano
a protezione dalla vampa opprimente,
da quella calca, da tutto quel baccano
da quella inutile canicola invadente.
Il dipinto è di Andrew Wyeth
Un sorriso nuovo mi solca ora il viso,
un sorriso diverso mi mostra lo specchio.
Con quel che possiedo di nuovo e di vecchio,
piano imparo a sorridere ancora, indeciso.
All’inizio mi sembra impossibile accettare
una sembianza in cui non mi identifico.
Quel sorriso smarrito io non giustifico
ogni giorno nello specchio a ricordare.
Quasi nessuno ne vuole parlare, un po' per non pensarci, un po' per scaramanzia, ma quando si raggiunge una certa età, io credo che più o meno tutti a volte pensiamo al giorno della dipartita.
"Non è che ho paura della morte, solo che vorrei non esserci quando accadrà!"
Così dice Woody Allen e sotto sotto è vero. Allora cerchiamo di immaginarci come saremo quando qualcuno constaterà che le nostre funzioni vitali avranno cessato di funzionare, o meglio un attimo prima che succeda. La maggior parte delle persone dichiara di sperare di arrivare a quel giorno, il più tardi possibile, in buone condizioni fisiche e mentali per non essere di peso a chi rimane. Io sono d'accordo solo parzialmente
Purtroppo il declino fisico è praticamente inevitabile, altrimenti mancherebbe la causa scatenante l'effetto di cui stiamo parlando, pertanto io posso convenire sul "più tardi possibile", ma penso che sia molto meglio arrivarci non in buone condizioni mentali. In fondo, una bella demenza senile ci eviterebbe la coscienza del distacco, sarebbe un po' come non esserci.
Scusate se sono egoista.
Si nutre di circostanze,
di oggetti piccoli,
di benefici effimeri,
di attimi dimenticati.
Non chiede scusa per gli errori
certo del suo diritto di sbagliare.
Non si volge ai suoi passi,
non perdona,
Il sentimento arido.
Nello spazio profondo è il buco nero,
nessuno conosce cosa c’è all’interno
solamente chi vi si addentra davvero
e mai narrare potrà al mondo odierno.
Se ci precipiti, finisci d’esser te stesso,
tutto perde senso e niente più importa.
La tua materia esiste, ma non sei tu, adesso.
Cambia aspetto la vecchia vita, ormai è morta.
Se lo sviluppo genera pazzia
e la pazzia si veste di saggezza
la prospettiva distorce la realtà.
In un contesto indifferente,
coscienze di anime in viaggio
si credono prigioniere di corpi.
Ma proprio questo in fondo siamo,
soltanto corpi inventori di arroganza.
Il dipinto è di Roberto Ferri
La risposta tardiva
preclude il successo
di un probabile nesso
fermo sulla difensiva.
Paziente ogni mossa
con calcolata fattezza,
e squallida squisitezza
da muscolo senza ossa,
distrugge dal suo trono
un rapporto autentico.
Comodamente dimentico,
ma non perdono.
Il dipinto è di Giorgio de Chirico
E penso che vorrei avere la tua forza
di non versare nemmeno una lacrima.
Vorrei avere la tua serenità
di quando hai detto a ognuno cosa fare.
Vorrei avere il coraggio che hai avuto
a chiedere a tutti di essere allegri.
Vorrei avere la tua sicurezza
di restare per sempre con noi.
Vorrei avere la tua fermezza
nel volere addormentarti per sempre.
Vorrei avere la pace
Di pensarti com’eri.
Quadri indistinti invadono l’estate
unta di colori brillanti e banali.
Gesti consueti affollano giornate
segnate da periodici casi inusuali.
Arriva il vento, fa battere il cuore,
per un attimo sgorga l’entusiasmo.
Passato il primo mendace bagliore
ritorna la realtà col suo sarcasmo.